PREADOLESCENZA – E NOI GENITORI?

Quando si hanno dei figli preadolescenti, spesso si viene messi alla prova e sfidati, e tutto il nostro modo di essere genitori, quello che siamo stati fino ad allora, e come lo siamo stati, viene messo in discussione. Abbiamo visto che succede nei nostri bambini quando entrano nell’età della preadolescenza.
Ma cosa vuol dire, per noi genitori, essere genitori di un preadolescente? Significa lavorare su noi stessi, rivedere la nostra storia di figli, di persone adulte, per non ripetere gli errori che abbiamo commesso prima o vissuto quando eravamo noi ad essere figli.
Si impara con la pratica a essere buoni genitori, impegnandosi costantemente a trovare una soluzione ai problemi che la vita ci presenta giorno dopo giorno. Vorremmo essere genitori perfetti, ma non è possibile. Si impara per tentativi, e a poco a poco si cambia.
Coi figli proviamo a dare il meglio di noi, ma dobbiamo anche accettare di avere dei limiti e comprendere che i passi falsi sono inevitabili. Spesso questi errori si originano dal nostro passato, dalla relazione che abbiamo avuto coi nostri genitori quando eravamo bambini.
Quando sbagliamo, non dobbiamo spaventarci o sovraccaricarci di sensi di colpa, svalutandoci o negando quello che è successo. Di fronte agli errori, la cosa importante da fare è riconoscerli per non ripeterli, confrontarsi magari col partner e avere fiducia in noi stessi sul fatto che possiamo recuperare e fare meglio.
I preadolescenti hanno bisogno di genitori forti, ma non rigidi e autoritari. Questa forza è intesa come capacità di guardarsi dentro e vedersi dal di fuori mentre si prendono decisioni e si affrontano problemi.
Quello di cui abbiamo anche bisogno è l’autorevolezza, cioè una coerenza e credibilità agli occhi dei nostri figli.
Non siamo più i loro supereroi
I nostri figli durante la preadolescenza iniziano a guardarci con occhi diversi, per loro non siamo più così saggi, perfetti e invincibili come prima. Con noi sanno essere amorevoli e simpatici, ma anche scorbutici e colpirci al cuore con una pugnalata. Questo spesso ci ferisce, perché ci piacerebbe poter mantenere la nostra posizione privilegiata e continuare a essere i “genitori supereroi” che con una sola parola o un abbraccio riuscivano a rassicurarli quando erano preoccupati o spaventati per qualcosa. Ahimè, le cose non sono più così oramai.
Per i nostri figli questo cambio di atteggiamento significa innanzitutto testare i nostri limiti, e poi anche testare la nostra capacità di “rimanere sul ring” quando iniziano a menare i primi colpi. Soccomberemo o riusciremo a bloccare i loro affondi, reindirizzandoli verso obiettivi più adeguati? Sapremo insegnar loro strategie più efficaci per risolvere le difficoltà?
Non dobbiamo andare in pezzi quando ci sentiamo attaccati, perché loro non vogliono questo, ma hanno bisogno di iniziare a mettere una distanza tra noi e loro grazie alla quale potranno diventare quello che davvero vogliono essere e spesso non trovano un modo migliore per farlo che provare a “essere duri” con noi.
Quanto siamo “reattivi”?
La preadolescenza di un figlio ha un effetto iper stimolante, perché i ragazzi ci provocano, chiedono autonomia, hanno modi e toni spesso offensivi. Il dominio del cervello emotivo, tipico di questa età, mette a dura prova molti genitori, che si trovano a esplodere di fronte a certe situazioni.
Più ci alleniamo a guardarci da fuori mentre viviamo le diverse situazioni, più diventeremo genitori competenti. Perdere il controllo può capitare a tutti ma non deve essere la regola. Per svolgere bene il nostro ruolo dobbiamo esercitarci a pensare i pensieri che elaboriamo, per evitare di dire e fare cose che sono fuori luogo.
In situazioni difficili, il compito dell’adulto è quello di rimanere calmo, dando un limite, sostenendo una regola in modo deciso e fermo. Forse il figlio non sarà felice, ma per lui sarà più facile imparare ad auto-regolarsi meglio nei conflitti e nelle discussioni, se si sente “contenuto” da alcuni limiti.
Per i nostri figli, poter esprimere anche la rabbia è importante, ma inizialmente loro ascoltano solo il cervello emotivo e così sbraitano e dicono cose irripetibili. Questo fatto migliorerà quando sapremo mostrare loro il nostro senso di autorevolezza e controllo, cosa che nel lungo periodo farà la differenza.
Sintonia e sicurezza
Per tutti noi, e quindi anche per i nostri figli preadolescenti, è importante sentire che l’altro percepisce le nostre emozioni e il nostro mondo interiore. Ciò che più serve ad un preadolescente è essere “sentito” attraverso una comunicazione spesso non verbale, fatta di sguardi e intuito.
Riuscire a sintonizzarsi con le persone che ci circondano è un vero nutrimento per l’anima. Questa è la base dell’empatia, ciò che ci permette di entrare in contatto con le emozioni altrui, sentirle dentro di noi e restituirne il valore a chi si trova davanti a noi.
Cerchiamo di non giudicare le emozioni dell’altro: l’importante è che, quando si discute, entrambe le persone abbiano la percezione che le emozioni di ciascuno siano state comprese.
Il motto dei genitori deve quindi essere: essere presenti, sintonizzati, entrare in risonanza con le esperienze dei figli.
Quando i nostri figli ci raccontano qualcosa che ha smosso il loro mondo emotivo, mettiamoci sulla loro stessa linea d’onda, sentiamo quello che hanno sentito loro, mettiamoci nei loro panni, mostriamogli che siamo in grado di parlare la loro stessa lingua. Dopo, si potrà anche passare ad analizzare pro e contro, rischi e opportunità. Alleniamoci, con loro, ad avere un dialogo aperto, in cui possano dirci tutto senza che noi ci spaventiamo.
Questa è la base di una fiducia reciproca, per far nascere nei nostri figli la voglia e il piacere di raccontarci cosa vivono, sentendo che siamo realmente interessati.
Conclusioni
Sostenere la crescita di un figlio in questo periodo a volte è davvero estenuante, ma è anche bellissimo. I nostri figli diventano più interessanti, portano a casa nuovi stimoli, sfide, nuovi amici. Con loro possiamo divertirci molto più che giocando con un bambino piccolo, perché siamo oramai alla pari o quasi.
Le sfide e le ansie sono solo un lato della medaglia, dall’altro lato ci sono divertimento, piacere e orgoglio nel vedere i nostri piccoli che si aprono alla vita e al mondo. In questa apertura ci sono sempre tracce di ciò che abbiamo seminato, camminando al loro fianco.
È questo misto di dovere e piacere, di fatica e orgoglio, ciò che dà significato alla nostra vita.

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