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LO SVEZZAMENTO DAL PUNTO DI VISTA PSICOLOGICO

Svezzare” ha un duplice significato: questa parola viene utilizzata sia per intendere la fine dell’allattamento, sia l’inizio di un altro tipo di alimentazione in aggiunta alla continuazione dell’allattamento o alimentazione con formula.

Dopo l’allattamento dei primi mesi, con lo svezzamento si ampliano le modalità di comunicazione legate al momento dell’alimentazione.

Il significato psicologico ed affettivo

L’inizio del rapporto tra il cucciolo dell’uomo ed il cibo avviene sempre dentro una relazione fusionale con la madre, sia che il bambino venga allattato al seno, sia che si ricorra al biberon.

Il piacere del cibarsi nasce per il bambino tra le braccia amorevoli della sua mamma, insieme all’odore del suo corpo ed al battito del suo cuore. È dunque uno dei momenti di massima realizzazione per la costruzione del legame tra la mamma ed il bambino poiché lo aiuta a rivivere l’esperienza fusionale, e nello stesso tempo, lo sostiene nella sua piccola autonomia.

Il passaggio dello svezzamento è un passaggio estremamente importante nella relazione madre-bambino, perché l’alimentazione è importante non solo dal punto di vista della nutrizione, ma anche e soprattutto da quello della relazione. Infatti, costituisce un’occasione di stretto contatto tra il piccolo e la madre e favorisce quindi la creazione di un buon legame di attaccamento.

Il passaggio al cibo solido

Passare al cibo solido non significa passare solamente da un cibo liquido (come il latte materno) ad un cibo di diversa consistenza, ma significa affrontare i primi importanti cambiamenti nella vita del neonato.

Il bambino inizia a mangiare nel seggiolone e non più tra le braccia della mamma, a prendere il cibo in bocca non tramite il seno o il biberon ma tramite una posata o con le mani, e assaggia gusti diversi, consistenze diverse. Inoltre, deve capire cosa gli piace e cosa no.

Tutte queste cose comportano un salto che sembra avvenire come un fatto spontaneo, ma che dentro di sé contiene una complessità di elementi che possiamo riassumere negli “aspetti sensoriali” della vita di relazione del bambino.

Il ruolo dei genitori

Per la mamma e il papà può essere molto strano iniziare lo svezzamento, e questo passaggio può portare con sé ansie e preoccupazioni di diversa natura.

Lo svezzamento è un momento delicatissimo dove l’adulto deve fidarsi del fatto che il bambino possa farcela ad assaggiare il nuovo cibo, accettando eventualmente i primi rifiuti e continuando in serenità a proporre il cibo solido, tentando di non “aspettarsi” troppo.

Bimbi diversi, diverse modalità

Molto spesso i bimbi impiegano un po’ di tempo per abituarsi alle novità, ma ci sono anche quelli che amano i cambiamenti e si adattano molto in fretta. Qualunque sia il carattere del bambino, presto o tardi sarà attratto dal cibo di tutta la famiglia, e il passaggio all’alimentazione solida avverrà per forza di cose.

Anche i bambini che amano molto il latte della mamma hanno una spinta a conoscere le cose nuove, e soprattutto le cose che fanno mamma e papà, quindi saranno felici di assaggiare cose nuove, ma solo quando saranno pronti, sia fisicamente che psicologicamente.

I dubbi di mamma e papà

A volte i genitori temono che il bambino stia crescendo troppo in fretta. Questo aspetto non è legato solo allo svezzamento, ma si può presentare ogni volta che si è di fronte ad un passo avanti nello sviluppo del bambino, sia fisico che psicologico.

Lo svezzamento ha delle importanti ripercussioni sulla relazione tra il bambino e la mamma e i genitori in generale. Cambiano molte regole che erano state valide fino a quel momento, e possono sorgere difficoltà in questo momento, proprio per la valenza simbolica di questo momento di sviluppo.

Un nuovo individuo

Il bambino inizia a nutrirsi da solo, non vive più solo di latte di mamma o artificiale, inizia ad entrare di pieno diritto alla tavola dei grandi, ha un suo spazio dove sedersi, si aggiunge un posto a tavola. Inizia a mostrare le sue preferenze alimentari che possono essere diverse da tutti gli altri membri della famiglia, porta scompiglio a tavola per gli inevitabili pasticci che succedono, può rifiutare il cibo o mangiare molto meno di quello che desiderano e si aspettano i genitori.

In una parola, fa emergere la sua individualità, inizia a separarsi dalla mamma. Questo aspetto può creare difficoltà ad alcune mamme che non sono pronte a separarsi dal proprio bambino.

Il bambino più grande a tavola: dalla mamma-nutrimento all’autoregolazione

Dal secondo anno di vita il bambino comincia a differenziare la madre dal cibo, passando dal primo rapporto con la madre-nutrimento, che facilita la sua regolazione, ad uno stato di maggiore organizzazione personale e ad una condizione di maggiore autonomia. Inizia a scegliere cosa, quando e quanto mangiare, ad esempio, ed è proprio in questi momenti che i genitori si preoccupano per il corretto equilibrio alimentare e iniziano le battaglie per una “corretta alimentazione”.

La lotta per l’individualità

Sembra scontato dirlo, ma non lo è: il cibo non deve essere associato a nient’altro se non alla fame.

Alcuni bambini che rifiutano il cibo in realtà stanno “lottando” per riuscire ad autogestirsi, ed utilizzano il cibo per esprimere rifiuto ed ostilità nei confronti di genitori possessivi ed iperprotettivi, che non concedono loro l’autonomia e l’indipendenza che desiderano. Altri rifiutano il cibo semplicemente perché in quel momento non sono affamati, o perché non è quello l’alimento di cui sono affamati. Ciò non vuol dire che i genitori debbano offrire 10 cose diverse solo per veder spiluccare qualcosa al piccolo, se no si entra in un circolo vizioso poi difficile da spezzare.

Come reagire?

Cerchiamo di non drammatizzare i rifiuti dei bambini davanti al cibo, di non imporre loro l’assunzione di cibi non graditi ma neanche di impazzire cercando mille alimenti diversi, di non costringerli a pasti lunghi e interminabili. Evitiamo anche di essere tiranneggiati da loro, costringendoci ad esempio ad inventare giochi, filastrocche e mille peripezie per farli mangiare.

Per rendere più piacevole il momento del pasto è possibile inoltre farsi aiutare a preparare la tavola o i cibi, coinvolgere i figli nella scelta di questi, e non insistere troppo per farli mangiare ma piuttosto farli passare direttamente al pasto successivo. Soprattutto, ricordiamo sempre che, nell’occasione del pasto, condividere con loro il tempo e l’attenzione è tanto importante quanto condividere il cibo, se non di più.

Anche nel caso dell’alimentazione, come in ogni altro campo dell’educazione, regole e limiti chiari e ben definiti, così come coerenza tra i diversi membri della famiglia, sono indispensabili e, sebbene combattuti dai bambini, sono per loro rassicuranti, indice che c’è qualcuno che si cura di loro e si assume la responsabilità di fare loro da guida.

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