Allattare al seno è un’esperienza molto intensa sia per la mamma che per il bambino, non è semplicemente un gesto meccanico che la madre compie per permettere al proprio figlio di sopravvivere ed essere alimentato.

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La nostra società non accetta il pianto, soprattutto negli adulti. Esso viene considerato come un segnale di debolezza; qualcosa da dover preferibilmente impedire e prevenire, anche nei bambini.

Ma il pianto è il mezzo di comunicazione privilegiato dei neonati ed è un comportamento di adattamento psicologico il cui scopo è scatenare una reazione di allarme nei neogenitori. I neonati possono comunicare quasi solo attraverso il pianto.

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Il parto è un processo di trasformazione. La donna deve essere protagonista attiva del proprio parto, deve poter scegliere e mantenere la sua autonomia durante tutto il processo, a partire dalla gravidanza.

È il bambino ad innescare il processo del parto. È lui a decidere quando è pronto per nascere.

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Spesso i nostri bebè ci ricordano che non amano stare distanti dalla mamma, e che amano essere maneggiati e coccolati. A parte tenerli in braccio, quali sono i modi in cui possiamo soddisfare questi bisogni? Vediamo alcuni mezzi “pratici” per soddisfare il bisogno di contatto dei nostri piccoli, che possono avere anche altri lati positivi. Le fasce portabebè e il massaggio infantile.

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Vediamo insieme “cosa sa fare” il neonato, tenendo conto del fatto che molte delle sue capacità sono un continuum con le competenze acquisite durante la gravidanza. Solitamente si dice che i neonati non sanno fare altro che piangere e mangiare, ma la realtà non è solo questa!

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Chi non ha mai sentito parlare di coliche? Quando si parla di neonati, questa parola è spesso usata e anche abusata, quasi come se “neonato” e “coliche” fossero due fenomeni interdipendenti. Non esiste neonato senza coliche e non esistono coliche senza neonato…

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Negli scorsi articoli abbiamo visto cosa succede quando arriva un nuovo bimbo in famiglia, e come affrontare la novità sia in gravidanza che dopo la nascita vera e propria, col primogenito. Ci sono dei lati meno positivi da dover accettare per il fratello maggiore, ma il bilancio col fatto di avere un fratello con cui condividere l’infanzia è assolutamente a favore della fratellanza.

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Oggi parliamo di gelosia e regressione nel primogenito quando arriva un fratellino.

Ma da dove viene questa normale gelosia che tutti i bimbi provano quando arriva un nuovo membro in famiglia?

Non dipende in realtà dal fatto di sentirsi spodestato, come molti pensano, ma dal bisogno di sapere che la mamma e il papà gli vogliono ancora bene come prima. Questa è la vera paura del piccolo: perdere l’affetto di mamma e papà.

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Nell’articolo Quando arriva un fratellino abbiamo visto come gestire il periodo della gravidanza e della permanenza in ospedale quando sta per arrivare un nuovo bimbo in famiglia, per far sì che il fratello maggiore non si senta escluso da questo bellissimo cambiamento.

Adesso proviamo a pensare a cosa succede quando la mamma e il bebè tornano a casa per iniziare la vita familiare tutti insieme.

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