Diventare genitori nella nostra società significa diventare adulti.

Avere un figlio rappresenta la più grande crisi evolutiva dell’essere umano, poiché significa confrontarsi con la propria capacità di assumersi responsabilità e di prendersi cura del proprio potere creativo.

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Oggi, leggendo un libro, mi sono imbattuta in ricordi di alcuni episodi, che mi hanno fatto riflettere sul senso di colpa.

Genitori sacrificanti

Ci sono alcuni genitori che sembrano votati al sacrificio, che si comportano come se ogni azione che compiono fosse un regalo fatto al figlio, solo per lui… anche se il figlio non l’ha mai richiesto.

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Un articolo un po’ lungo ed articolato ma spero esaustivo, per parlare di un argomento che spesso spaventa molto le mamme. Proviamo a vedere insieme come affrontare il rientro al lavoro mantenendo la serenità per tutta la famiglia!

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Quando ho frequentato il master in Psicologia perinatale, alcuni anni fa, ho avuto la fortuna di incontrare la dott.ssa Giuliana Mieli. La sua visione della depressione post partum mi ha aperto gli occhi su un modo diverso di considerare questo disturbo. Nella mia esperienza di psicologa e donna, oltre che di mamma, avevo incontrato alcuni aspetti di cui ci ha parlato, e grazie ai suoi insegnamenti ho potuto anche fare un passo in più e comprendere altri aspetti meno ovvii.

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La conclusione spontanea dell’allattamento è un processo che spesso richiede molto tempo. Tra i due e i quattro anni, o anche oltre, e a volte prima, i bambini allattati iniziano a perdere interesse per il seno, gradualmente, riducendo il numero delle poppate e la durata.

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Ci sono molti pregiudizi circa l’allattamento al seno “prolungato” nel tempo e sulla scelta di lasciare che sia il bambino ad avere l’iniziativa di smettere.

Negli ultimi anni, ci sono stati molti progressi nella diffusione dell’allattamento cosiddetto “a termine”, cioè che si conclude quando la mamma e il bambino, insieme, lo desiderano.

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A volte può essere necessario sospendere l’allattamento, per motivi di salute o anche perché la mamma non riesce più a provare piacere nella relazione di allattamento.

In alcuni casi, continuare un allattamento che non rende felice la mamma è peggio che interromperlo, ma la decisione unilaterale della conclusione di questo rapporto dovrebbe ridursi ai casi strettamente necessari. Per il bambino potrebbe essere un evento difficile da affrontare ed elaborare.

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Siete in attesa e magari da fuori ancora non si nota alcun cambiamento… la pancia deve ancora crescere e nessuno si accorge ancora della vostra gravidanza, ma voi vi sentite già diverse. Proseguendo con la gravidanza, quei piccoli cambiamenti che sentivate avvenire in voi all’inizio del vostro viaggio, ora sono sbocciati.

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Dando alla luce il proprio bambino, la donna diventa madre. È un passaggio che può portare dubbi e paure, necessità di analizzare con calma i cambiamenti avvenuti, perché questa evoluzione della donna non è solo un fatto fisico, ma emotivo e psicologico, che comporta una grande trasformazione interiore.

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Quando si parla di gravidanza e di neonati, immancabilmente si pensa alla donna, che diventa madre dopo una trasformazione sia fisica che soprattutto psicologica… ma il papà dove lo mettiamo?

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