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L’interruzione dell’allattamento: come procedere?

A volte può essere necessario sospendere l’allattamento, per motivi di salute o anche perché la mamma non riesce più a provare piacere nella relazione di allattamento.

In alcuni casi, continuare un allattamento che non rende felice la mamma è peggio che interromperlo, ma la decisione unilaterale della conclusione di questo rapporto dovrebbe ridursi ai casi strettamente necessari. Per il bambino potrebbe essere un evento difficile da affrontare ed elaborare.

Riflettere bene sulla scelta

Se la mamma di un bambino “grandicello” deve smettere di allattare per affrontare una cura incompatibile con l’allattamento, per problemi di salute importanti, la scelta non è molto difficile. Si procederà all’interruzione dell’allattamento per “motivi di forza maggiore”.

Ma se la mamma vuole smettere perché sente che per lei allattare sta diventando una fatica emotiva o fisica, e che non è più un piacere, la cosa migliore sarebbe cercare di capire se il problema è veramente l’allattamento, o se sono invece le pressioni esterne. Ci possono essere altre motivazioni per cui non riesce ad andare avanti tranquillamente.

Il giudizio degli altri

Spesso è difficile andare avanti, perché prendono il sopravvento aspetti come la paura del giudizio, il timore di non fare le cose “giuste” che indicano i pediatri o certi “esperti”, i consigli della nonna e di chiunque altro.

Molte persone intorno alla mamma iniziano a dire la propria opinione, spesso non richiesta, e negativa,sull’allattamento prolungato. Nella maggioranza dei casi sono queste pressioni esterne che convincono la mamma che forse dovrebbe smettere di allattare. Ma questa è solo una delle tante occasioni in cui il giudizio esterno influirà sulle decisioni genitoriali.

Siamo sicure che vogliano far decidere ad estranei, non esperti, della nostra relazione di allattamento con nostro figlio? Se siamo noi a pensare che sia il caso di smettere, possiamo confrontarci con una consulente professionale in allattamento, o ad uno psicologo perinatale. Uno di questi professionisti saprà di cosa si sta parlando e darà risposte professionali agli eventuali dubbi e domande della mamma.

La fatica

La stanchezza per le mamme è sempre presente, certo, ma spesso non dipende dall’allattamento. Spesso, allattare garantisce alcune pause in più, più sonnellini “rubati”, e la possibilità di fare una pausa leggendo un libro o stendersi con il piccolo.

L’allattamento può diventare “faticoso” specialmente in momenti in cui le poppate aumentano, per motivi diversi. Ad esempio, per malattia, denti in arrivo, cambiamenti, scatti di crescita, regressioni del sonno. E spesso è più la dipendenza del bambino dalla mamma, che non la stanchezza fisica, a stancare le mamme.

In quei momenti, a volte, è utile pensare che si tratta di un momento, e le difficoltà passeranno. A volte basta rilassarsi e accettare il periodo di difficoltà, e già le cose vanno meglio.

Se la mamma è proprio sicura che la cosa migliore sia smettere di allattare, può iniziare questo percorso trovando un modo “dolce” per diradare sempre di più le poppate, ma senza ingannare il bambino o togliendogli il seno di colpo.

Cosa NON fare

Sarebbe buona cosa cercare di non concludere bruscamente questo rapporto, ma farlo con gradualità, spiegando al bambino il vero motivo per cui è necessario smettere.

Credo che i metodi utilizzati da qualcuno, metodi che usano la menzogna per ottenere il distacco del bambino dal seno, siano tristi e ingiusti. Inoltre, vanno a nullificare tutti i benefici psicologici di un allattamento prolungato.

Tra questi metodi includo i cerotti sul seno, che vogliono far intendere al bambino che il seno è malato, e il cospargersi il seno di sostanze amare o cose peggiori: questi metodi sarebbero da evitare perché irrispettosi del bambino.

Cosa si può fare

Credo che il bambino abbia diritto alla verità, anche se dura da accettare, per poter davvero riuscire a superare questo momento che può rivelarsi difficile.

La cosa migliore da fare quando si intende smettere di allattare è partire dal “non offrire e non rifiutare”: non si offre più il seno al bambino se non lo chiede lui, ma se lo chiede, lo si accontenta.

Se il bambino è abbastanza grande si può provare a diminuire frequenza o durata delle poppate notturne, o a eliminarle del tutto. Ad esempio, si può provare a dire al bambino che da quella sera il latte si prenderà solo prima della nanna e poi al mattino seguente. Naturalmente ci si dovrà organizzare con un’alternativa in caso di risveglio: essere cullato, un bicchiere d’acqua, un biscotto, una coccola. Si può anche limitare la durata delle poppate facendo attaccare il bambino e contando insieme fino a un numero prestabilito e poi farlo staccare e proporre altro.

Con i bimbi grandicelli è possibile anche attuare una sorta di svezzamento graduale, in cui le poppate vengono anticipate e sostituite con altre attività o coccole, ma sottolineo anticipate. Aspettare che il bimbo chieda il seno e poi provare a sviare le richieste non è una strategia di successo. Al contrario, anticipare le richieste è sicuramente più impegnativo ma rappresenta il modo migliore per portare il piccolo a “dimenticarsi” del seno per un po’.

Conclusioni

In conclusione, qualsiasi siano le ragioni che vi hanno portato a operare questa scelta, ricordatevi che il vostro piccolo è degno di rispetto e di considerazione, non sottovalutate le sue emozioni ma accoglietele sempre, anche se scomode.

Sentendosi contenuto, anche se certe volte non sarà contento, per lui sarà più facile accettare le brutte notizie o i momenti difficili. Stategli sempre accanto, sostenetelo e incoraggiatelo, e il momento passerà più facilmente per entrambi.

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