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ALLATTARE DOPO I 2 ANNI

Ci sono molti pregiudizi circa l’allattamento al seno “prolungato” nel tempo e sulla scelta di lasciare che sia il bambino ad avere l’iniziativa di smettere.

Negli ultimi anni, ci sono stati molti progressi nella diffusione dell’allattamento cosiddetto “a termine”, cioè che si conclude quando la mamma e il bambino, insieme, lo desiderano.

Sempre più mamme riescono a portare l’allattamento oltre la barriera dei 3 mesi, dei 6 mesi, dell’anno… arrivando a concludere il percorso quando entrambi sono pronti a passare ad un’altra modalità di relazione. Questo momento può arrivare intorno ai 2 anni, ma più spesso intorno ai 3-4 anni.

È assai utile soffermarsi sul termine “infanzia”, che non solo serve a definire l’età del bambino, ma anche a richiamare una condizione della mamma. Lo stato infantile, che implica il “non parlare”, pretende dalla persona che osserva o accudisce il bambino la capacità di emozionarsi con i sentimenti del piccolo e perfino di immedesimarsi nell’infanzia stessa. Questa capacità aiuta la mamma a sintonizzarsi sui bisogni del proprio piccolo.

Ma vediamo cosa significa davvero allattare un bambino fino ai 3-4 anni.

Allattamento prolungato

Allattare a lungo ha funzioni molto interessanti nella ricerca della sicurezza interiore.

Viene considerato dal bambino come l’equivalente del tipico pupazzetto di peluche, del piccolo cuscino o del pezzettino di coperta. Molte mamme possono rimanere sconcertate dal fatto che un bambino di qualche anno possa avere bisogno di continuare l’allattamento, ma molte altre si sentono a loro agio e di fatto partecipano attivamente a questa situazione.

Spesso le mamme “sentono” intuitivamente che si tratta di un percorso importante, che necessita di essere sviluppato e preservato, piuttosto che interrotto rapidamente.

L’evoluzione dell’esperienza dell’allattamento racchiude in sé un processo di crescita reciproca, di appartenenza, di creazione, di concessioni e di innumerevoli cambiamenti, prima che si verifichi la fase finale dello svezzamento. Mamma e bambino avranno così, come risultato dell’esperienza dell’allattamento, un potenziale creativo che potrà affiorare in molti modi.

Aspetti nutrizionali

Il latte materno è un’ottima fonte di nutrimento per il bambino, ben oltre il compimento del primo anno d’età.

È fuor di dubbio che il latte materno abbia un suo perché anche dal punto di vista nutrizionale oltre il primo anno di vita, perché la sua composizione varia al crescere del bambino, adattandosi perfettamente ai suoi bisogni fisiologici. Come abbiamo infatti ricordato in altre occasioni, il latte materno è specie-specifico, un alimento vivo che si adatta costantemente alla crescita del bambino, di quel particolare bambino. Fino a quando non ne avrà più bisogno.

Allattare “concretamente” dopo i 2 anni

Concretamente, allattare un bimbo di un anno o più è un’esperienza molto diversa dall’allattare un neonato, sia dal punto di vista fisico che da quello psicologico.

Fisicamente si fa meno fatica ad allattare un bimbo “grande”, che si sostiene da solo e magari poppa da seduto, senza appoggiarsi al nostro braccio. Però il fatto che i bimbi si muovano molto di più può portare ad allattamenti “acrobatici”, in cui il bimbo poppa in piedi, o mentre gioca, o mentre cerca di fare ginnastica.

Spesso è molto divertente vedere bimbi grandicelli allattati, e per le mamme sono esperienze molto particolari. I piccoli continuano ad addormentarsi al seno come per magia, anche a 2-3 anni, come se ci fosse un miracoloso sonnifero nel latte. Iniziano a fare strane conversazioni col seno, gli danno un nome, e spesso offrono il latte di mamma anche a pupazzi e macchinine.

Aspetti psicologici

Psicologicamente, può essere molto divertente o anche molto faticoso, a seconda anche dell’ambiente che ci sta intorno, che può sostenere o ostacolare la prosecuzione dell’allattamento.

Spesso ci sono periodi in cui la richiesta del seno è molto frequente, come con i neonati. Non si tratta tanto di scatti di crescita quanto di fasi di regressione e di ricerca di rassicurazione. Spesso l’inizio del nido o il ritorno al lavoro della mamma porta il bambino ad avere un “ritorno di fuoco” anche quando sembravano stabili poche poppate al giorno.

Ogni momento è diverso, particolare, ma sicuramente, procedendo con l’allattamento, il rapporto del bambino col seno è sempre meno legato all’alimentazione e sempre più legato a motivi affettivi. L’aspetto nutrizionale rimane sempre molto importante ma non è tanto quello il motivo per cui il bambino si attacca, quanto per il contatto con il corpo della mamma e il senso di sicurezza che ne deriva.

Fino a quando?

Oggi si pensa che il bambino non sia capace di svezzarsi da solo, ma che al contrario, se dipendesse da lui, resterebbe attaccato al seno della mamma per sempre. In questo c’è qualcosa di vero e qualcosa di falso insieme.

È certo che il bambino vorrà sempre continuare ad essere legato strettamente alla madre, ma questa cosa potrà un giorno essere sentita anche al di fuori dall’esperienza fisica del poppare. Come? Quando potrà essere trasferita nel pensiero. Per far ciò sarà necessario che la sua mente sia abbastanza matura da poter rappresentare quest’esperienza nella sua mente.

Ogni bambino ha un suo proprio rapporto col seno, in alcuni periodi si intensifica, in altri rallenta, rimanendo sullo sfondo.

Se non ci sono motivi urgenti e contingenti (come ad esempio una cura importante che necessita di farmaci incompatibili con l’allattamento), la cosa migliore è lasciare che sia il bambino a decidere come e quando interrompere l’allattamento.

Quando sarà pronto ad un passo nello sviluppo, potrà lasciare il seno e relazionarsi con la mamma in modi che non contemplino più il legame di latte.

12 commenti
  1. Giulia BAGNACANI
    Giulia BAGNACANI dice:

    Grazie per aver contribuito alla divulgazione culturale di una pratica fisiologica spesso (non sempre per fortuna) da dover difendere da attacchi privi di qualunque base scientifica.

    Rispondi
    • Lucia Trabbia
      Lucia Trabbia dice:

      Grazie Giulia, per me è un piacere ma anche un dovere. Se hai voglia di raccontare, tu hai bimbi? Sei riuscita ad allattare fin quando volevate tu e il tuo bambino? Grazie

      Rispondi
  2. Francesca
    Francesca dice:

    Grazie per il bellissimo articolo che mi ha fatto anche tanto ridere perché mi ritrovo molto in ciò che scrivi.per fortuna ho sempre avuto il sostegno di mio marito che è fondamentale dato che pochissime mamme allattano, a breve o lungo termine.

    Rispondi
    • Lucia Trabbia
      Lucia Trabbia dice:

      Grazie a te Francesca, le risate fanno sempre bene! Sono molto contenta di sapere che tuo marito ti sostiene, e sì hai ragione, sono poche le mamme che allattano più di qualche mese, ma spero che pian piano stiano aumentando!

      Rispondi
  3. Alessandra
    Alessandra dice:

    Grazie per questo bellissimo articolo. Ho un bambino di quasi due anni che sto ancora allattando con molto piacere – mio e suo! – e con il sostegno affettuoso di mio marito, uomo molto sensibile. Mio figlio ha pochi contatti al di fuori della famiglia (cerco di proteggerlo dal covid per quanto possibile), quindi necessita di un po’ di tempo per abituarsi a situazioni e persone nuove. Questo comunque non lo rende meno autonomo, curioso e capace di instaurare rapporti con gli altri. Una crisi di pianto in una situazione del genere è stata attribuita all’allattamento. A causa di un problemino di salute fisica, mio figlio è stato visitato da un professionista. Questo professionista mi ha fatto diverse domande, riguardanti anche l’alimentazione. Arrivati all’argomento allattamento mi ha detto che questo a quasi due anni è un vizio.
    Per chi? L’allattamento è uno dei tantissimi momenti di qualità che condivido con mio figlio (oltre al gioco, alla lettura in braccio, al canto e alla musica). Arricchisce il nostro legame, non toglie nulla alla relazione con mio marito. Il mio bimbo si fa consolare col contatto fisico e vive le poche poppate solo come una coccola, comunica in modo chiaro le sue esigenze pur non avendo ancora cominciato a parlare. Ha uno sviluppo psicomotorio valutato come assolutamente nella norma, trascorre diverse ore con il suo papà, si apre alle persone che hanno una sensibilità simile alla sua.
    Sinceramente non riesco a capire dove stia il vizio in una relazione equilibrata.
    È come se la salute e la qualità del rapporto fra due persone che si amano venissero valutatate unicamente in base alla frequenza dei loro rapporti sessuali…
    Cara dottoressa, spero che lei riesca a diffondere i suoi articoli in maniera capillare, sensibilizzando e raggiungendo anche il personale sanitario di sesso maschile e chi non ha figli ma ha taaanti buoni consigli da dispensare a chi si sporca le mani.
    P.S. Dimenticavo un’altra storia. A marzo dell’anno scorso ho avuto la possibilità di vaccinarmi con Astra Zeneca. Non sapevo se fosse compatibile con l’allattamento, la mia pediatra di fiducia non era raggiungibile in quel momento e io dovevo prenotarmi in fretta e furia, quindi ho telefonato alla pediatria dell’ospedale dove ho partorito. La pediatra mi ha detto di vaccinarmi e di cominciare a smettere di allattare perché il bimbo aveva 11 mesi…

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    • Lucia Trabbia
      Lucia Trabbia dice:

      Grazie a te, Alessandra! Grazie per aver commentato e per averci raccontato la vostra storia! A due anni è normale che alcuni bimbi ci mettano un po’ ad abituarsi agli estranei, ma adesso penso che tu possa riprendere a vivere come avresti fatto qualche anno fa, senza più pensare al covid e cercando di vivere più spensierati. Ovviamente l’allattamento non c’entra nulla, ma continuando a proporgli esperienze in cui lui possa incontrare e interagire con altre persone, vedrai che piano piano vedrà che, come tu sei fiduciosa verso gli altri, anche lui imparerà ad imitarti.
      Nessun vizio, come dici tu, quindi continuate tranquillamente e non date retta ai professionisti che non sono informati sulla fisiologia dell’allattamento. Certo dispiace che arrivino consigli non richiesti da operatori che dovrebbero almeno conoscere un minimo quello di cui parlano… perché le mamme non troppo informate o poco determinate possono reagire molto diversamente da come hai reagito tu. Ed è un peccato. Speriamo che in futuro piano piano sia sempre meno comune trovare operatori che fanno di queste uscite!
      Un abbraccio a te e al tuo piccolo!

      Rispondi
  4. Serena
    Serena dice:

    Salve, sono una madre di 3 bimbi, uno appena nato. Tutti e 3 allattati al seno, i primi 2 figli hanno bevuto latte per oltre 2 anni a testa. Con loro ho interrotto l’allattamento perché ero incinta del prossimo. Risultato: il mio fisico ha sempre provveduto a 2 vite o perché incinta o perché allattavo, nessuna pausa in mezzo. Mi stavo chiedendo se questo non fosse troppo per il mio fisico, comincio ad avvertire dolori, problemi di articolazioni, alla schiena, al petto, i miei capelli sono così rovinati, la mie mani così secche e raggrinzite. Mi sembra di invecchiare così velocemente. Mi chiedevo se ciò fosse dovuto alla continua richiesta extra o se ne fosse indipendente.

    Rispondi
    • Lucia Trabbia
      Lucia Trabbia dice:

      Ciao Serena, innanzitutto grazie per avermi scritto e congratulazioni per la nascita del tuo bimbo appena nato! Hai fatto un enorme lavoro allattando tutti i tuoi bimbi a lungo, con tante preziose conseguenze sia per te che per loro. Se adesso hai appena avuto terzo bimbo penso sia normale che tu abbia dolori un po’ ovunque, hai 3 figli piccoli, e comunque una gravidanza è sempre pesante per il fisico. Poi hai qualche anno in più della prima e della seconda volta, anche quello conta. I capelli sono rovinati perché in gravidanza non cadono e non si cambiano, quindi nei primi periodi dopo il parto capita che cadano in gran numero e non abbiano un bell’aspetto, ma le cose dovrebbero migliorare dopo i primi 6 mesi e comunque entro un anno.
      Sicuramente la richiesta continua di allattamento e gravidanze insieme non hanno aiutato molto in questo senso, ma non credo che comunque sia una situazione irreversibile. Cerca comunque di curare te stessa quanto curi i tuoi piccoli, se non sei convinta del tuo stato di salute chiedi consulti medici ma stai tranquilla, quando saranno più grandicelli avrai tempo per riprendere in mano la situazione e recuperare più energie!
      Un grande abbraccio e ancora auguri!

      Rispondi
  5. Sara
    Sara dice:

    Grazie mille x questo bellissimo articolo.
    Sono mamma di un bambino di 22 mesi che non ne vuole proprio sapere di rinunciare alla tetta. In tanti momenti della giornata mi chiede di essere allattato, soprattutto quando è stanco e ha sonno e usa la tetta come ciuccio. Mentre fino a pochi mesi fa mi diceva: “mamma, tetta!” ultimamente mi dice: “mamma, coccola!”….il che la dice lunga su quello che rappresenta per lui questo momento. Per me non è un problema allattare quando me lo chiede ma mi accorgo che ultimamente cerco di farlo in maniera “clandestina”, in casa, lontano da occhi indiscreti, perché mi sento sempre giudicata negativamente…tante persone mi hanno infatti detto in tutti questi mesi che devo smettere, che sto facendo una cosa sbagliata e che dovrei dare invece un ciuccio al bambino e a lui lo sgridano dicendogli che è troppo grande e che deve fare basta. Io ho combattuto tanto x allattare anche nei momenti in cui sembrava che non ci fosse latte e ci ho creduto tanto perché è un’esperienza indescrivibile e forse sono la prima tra i due a non voler smettere… ma spesso mi sento una mamma sbagliata per questo mio comportamento e per non riuscire a troncare questa cosa, così come dovrebbe essere….per cui ringrazio la dottoressa per questo articolo che mi ha dato un po’ di sollievo e di speranza di non stare sbagliando proprio tutto…

    Rispondi
    • Lucia Trabbia
      Lucia Trabbia dice:

      Carissima Sara, grazie a te. E’ normalissimo che tuo figlio ti chieda ancora il seno per dormire, ma non direi che usa la tetta come ciuccio… la usa come tetta! Il ciuccio è un surrogato, e trovo che questo paragone (usa la tetta come ciuccio) svaluti sia il bambino che la funzione del seno, che sicuramente non è solo un ciuccio. Tuo figlio sembra dolcissimo, chiede coccola quando intende il seno, e sì hai ragione la dice lunga. Il ciuccio non è una coccola come il seno! Mi dispiace molto che tu ti senta poco libera di allattare in libertà anche a casa tua, non dovrebbe succedere. Capisco la pressione dei conoscenti, non è affatto simpatico trovarsi giudicati per una cosa del genere. Tu hai provato a parlare apertamente con chi ti critica? Hai chiesto le fonti delle loro certezze? Hai provato a spiegare che gli psicologi hanno altri pareri?
      Cercherei di evitare davvero che il bambino venga “sgridato” da persone terze, fossero anche nonni e zii. Se accade mentre sei presente, prendi le sue difese e rivendica il vostro diritto di decidere per voi: l’allattamento riguarda mamma e bambino, nessun altro.
      Sono felice di averti dato sollievo, non devi assolutamente sentirti sbagliata, ma solo una mamma che ascolta il proprio bambino e i suoi bisogni, e che gli sta permettendo di esprimere la sua personalità. Non tutti i bimbi sono pronti a lasciare il seno nello stesso momento, così come non tutti camminano a 12 mesi o parlano alla stessa età. Quindi io ti faccio i complimenti per come stai andando avanti nonostante tutto. Brava. Tuo figlio è un bambino fortunato!
      Se hai bisogno di qualsiasi altra cosa io sono qui! Puoi anche scrivermi in privato. Buona continuazione!

      Rispondi
  6. Sara
    Sara dice:

    Buongiorno,
    Grazie per questo articolo. Ho una bimba che allatto da 28 mesi ed è sempre attaccata al seno. È normale questo atteggiamento? Spesso non riesco a fare altro perché vuole sempre stare attaccata… ultimamente mi sento stanca ma vorrei aspettare i suoi tempi. Anche durante la notte si sveglia molto spesso per attaccarsi al seno. Va bene continuare così? Cosa mi consiglia? Grazie molte

    Rispondi
    • Lucia Trabbia
      Lucia Trabbia dice:

      Buongiorno Sara, mi permetto di darti del tu anche se non ci conosciamo… Sapendo così poche cose di te è difficile dire qualcosa di più di un generale “sì, è normale”, e forse ti soddisfa anche poco come risposta. Quello che posso dirti è che ci sono molti bimbi che sono come la tua, molto attaccati al seno, e che hanno bisogno di poppare più frequentemente e più a lungo di altri. Ma a 2 anni e 4 mesi ci sta che si sia ancora nel pieno di questo bisogno. Poi ci sono tante variabili, se tu lavori o no, i vostri caratteri e la vostra routine, ecc… Capisco la stanchezza e la ricordo bene, quindi massima solidarietà. Le persone intorno a te ti sostengono o ti ostacolano in questo allattamento a lungo termine? Per me è impossibile dirti se va bene o meno continuare così, quello che posso dirti è che sei tu che devi capire se per te è troppo o meno. E nel caso che sia troppo, c’è anche modo di rallentare, non per forza devi smettere del tutto. Quindi rispondi tu alla tua domanda, io ti posso dire che nelle richieste di tua figlia non vedo nulla di anomalo, per quel pochissimo che mi hai detto. Il resto devi vedere tu, perché nel caso che non vada bene, ci sono cose che si possono fare. Se ti va scrivimi ancora, anche in privato, così vediamo come fare! Un abbraccio e complimenti per essere arrivata fin qui, comunque vada! E’ un dono enorme per tua figlia!

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