Come ultimo articolo relativo al tema delle paure dei bambini, parliamo oggi delle paure indotte.

Noi adulti siamo in grado, purtroppo, di contagiare i bambini con le nostre ansie e paure. Spesso non ce ne accorgiamo neanche ma i nostri figli sono molto sensibili all’ambiente che li circonda, e in particolar modo ai nostri sentimenti.

Trasmettere l’ansia

La maggior parte dei comportamenti che provocano sofferenza dipendono da convinzioni irrazionali che in genere trovano la loro origine in esperienza vissute da piccoli. A volte, senza volerlo, con i nostri discorsi o con il nostro atteggiamento trasmettiamo ai bambini delle credenze che generano ansia e paura.

Tutte queste ingiunzioni sono messaggi negativi che abbiamo assorbito durante la nostra infanzia e che, se non ne diventiamo consapevoli, trasmetteremo ai nostri figli. Le convinzioni che creano paura sono:

  • i pericoli possono essere ovunque
  • bisogna evitare tutto ciò che è frustrante e spiacevole
  • se accadesse qualcosa di brutto sarebbe terribile
  • se qualcosa va storto ne saremo sconvolti
  • per sopravvivere bisogna avere la certezza assoluta che tutto vada bene

Queste convinzioni portano a pensare ciò:

  1. qualcosa di brutto potrebbe accadere
  2. se succede sarà orrendo e catastrofico
  3. siccome sarà orrendo, allora devo preoccuparmi e pensarci in continuazione

Cerchiamo quindi di capire se noi per primi abbiamo alcune di queste preoccupazioni, e facciamo attenzione a come ci esprimiamo davanti ai bambini.

Ci sono soprattutto tre stili genitoriali che possono indurre paura nei piccoli.

Stile iperansioso-iperprotettivo

A queste persone, il mondo appare un insieme di trabocchetti, pericoli, divieti. Il bambino non si sente in grado di superare una sfida e confrontarsi con la realtà. Si sente soffocato dalle attenzioni dei genitori, sempre sotto controllo. I genitori hanno paura che il figlio si ammali, che si faccia male, che provi delle frustrazioni. Il bambino vive negativamente le sfide che la vita gli presenta, ha paura di prendere nuove iniziative, di mettere alla prova le proprie capacità.

Cosa dovremmo fare: l’esplorazione è il primo passo della curiosità e la premessa stessa dell’intelligenza. Dobbiamo creare intorno al bambino un ambiente che lo faciliti nelle sue esperienze, in piena libertà e sicurezza. Invece di vietare qualcosa al bambino (es. “Non salire su quello scivolo, è troppo alto”) cerchiamo di riformulare l’avvertimento in messaggi positivi che possano rafforzare il suo senso di competenza (es. “Se vuoi salire su quello scivolo devi tenerti bene con tutte e due le mani, perché è molto alto e e bisogna stare attenti a non cadere. Vuoi che la prima volta lo facciamo insieme?”).

Possiamo dare dei limiti ben precisi entro cui il bambino può prendere delle decisioni. Il bambino anche piccolo può già scegliere alcune cose che lo riguardano, e anche quando non siamo d’accordo con lui ascoltiamo i suoi sentimenti e le motivazioni, proponiamo alternative e spieghiamo il motivo delle nostre obiezioni.

Proponiamo il nostro aiuto solo se lo chiede, ma senza sostituirci a lui, né dandogli la soluzione, ma mostriamogli la strada per trovarla da solo.

Stile ipercritico

Genitori che cercano di spronare il bambino con critiche e rimproveri, svalutandolo e mettendolo in ridicolo. Non vengono notati i suoi comportamenti positivi, ma si evidenziano spesso i suoi errori, e si determina in lui la paura di sbagliare e di essere disapprovato.

Cosa dovremmo fare: non lamentiamoci in generale del comportamento che non ci piace (“Ti devo sempre dire di tenere in ordine la stanza, da solo non lo fai mai!”), ma dichiariamo apertamente le nostre aspettative (“Vorrei che prima di andare a dormire mettessi a posto i giochi nello scatolone”). Il piccolo si sente così spronato a fare ciò che gli viene chiesto, e responsabilizzato, inoltre il compito è chiaro e sa cosa fare. Se noi etichettiamo il bambino come pigro, disordinato o pasticcione, tenderà ad agire come ci aspettiamo. Se dobbiamo rimproverarlo, concludiamo sempre ricordando le situazioni in cui ha fatto qualcosa che ci ha soddisfatto, e ricordiamogli quanto gli vogliamo bene e abbiamo fiducia in lui.

Stile perfezionistico

Genitori convinti che il bambino debba riuscire bene in tutto ciò che fa mandano il messaggio al bambino che il suo valore, e di conseguenza quello dei suoi genitori, dipende dal suo successo nelle varie attività. Il bambino teme molto la critica e la disapprovazione dei genitori, diventa molto ansioso in caso di esami, gare ecc., prova ansia e paura del fallimento e di non essere all’altezza di ciò che gli si richiede.

A volte questo stile è adottato da genitori che vorrebbero realizzare tramite i figli ciò che loro stessi non sono riusciti a realizzare.

In casi estremi, il bambino può essere sopraffatto dall’ansia da prestazione: una costante insoddisfazione di se stessi per il fatto di non corrispondere ai livelli di efficienza che i genitori si aspettano.

Cosa dovremmo fare: non facciamo paragoni, sia positivi che negativi, perché entrambi portano ansia e negatività al piccolo. Cerchiamo di non lodare il bambino per i suoi risultati, ma valorizziamo quello che prova lui stesso, senza sottolineare cosa provano gli altri in merito ai suoi successi: es. “Sarai molto contento e fiero di te per aver raggiunto questo obiettivo!”. Possiamo complimentarci con lui per il suo comportamento, ma non per il risultato: es. “Vedi che hai studiato bene e hai raggiunto il risultato che volevi?”. Nel caso che sbagli, cerchiamo di non giudicarlo ma cerchiamo di comprendere con lui cosa è accaduto, e mostriamogli come anche gli errori servano per migliorare e imparare.

In conclusione, cerchiamo di fare attenzione al nostro “stile” e se ci sembra che riconoscerci in uno di questi sopra citati, cerchiamo di lavorare affinché i nostri pensieri non influiscano in modo negativo sui nostri figli.

Se siamo indecisi su come comportarci o ci sembra di non riuscire a essere abbastanza sereni nel crescere i nostri figli, cerchiamo un professionista con cui parlare delle nostre preoccupazioni, spesso basta poco per riprendere il percorso nel modo migliore, per noi e per i nostri bambini.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.