L’ANSIA: ALLEATA O NEMICA?

Quando si parla di ansia, tutti sanno di cosa si tratta: quella sensazione di disagio che ci attanaglia, ci preoccupa, ci fa immaginare scenari negativi, non ci fa dormire la notte. Ma anche se tutti sanno che cos’è e possono dire di averla provata almeno una volta nella vita, non tutti sanno che l’ansia che ci fa stare male è quella “patologica”. Esiste anche un tipo di ansia non patologica? Vediamolo insieme.
L’ansia “normale”
La risposta ansiosa è normale e fisiologica in certe situazioni in cui ci veniamo a trovare, situazioni di pericolo o di stress. L’ansia è alleata in quanto, in queste situazioni, ci aiuta ad affrontare la situazione difficile in modo adattivo. In poche parole, si tratta di una risposta innata di attivazione, caratterizzata da un aumento della vigilanza e dell’attenzione che ha l’obiettivo di prepararci ad affrontare il pericolo, a cui possiamo rispondere con modalità attacco o fuga. In qualche modo, quindi, l’ansia facilita la nostra risposta.
L’ansia “patologica”
Quando non si tratta di reagire ad una situazione particolare, per cui l’ansia ci aiuta a rispondere, ma ci troviamo in un momento in cui l’ansia è persistente e intensa, interferisce con la nostra vita, mette in pericolo le nostre relazioni, e ci mette a disagio nella vita quotidiana, anche quando non ci sono reali pericoli, allora si tratta di un’ansia disfunzionale, patologica.
Perché proviamo ansia patologica?
Alcune cause dell’ansia sono i fattori genetici ed ereditari, alcune malattie fisiche (come patologie ormonali, ecc), l’uso di droghe o alcol o altre sostanze psicoattive, e un ambiente non sereno e instabile.
Ma come si trasforma l’ansia normale in quella patologica?
Siamo in presenza di un disturbo d’ansia quando il soggetto considera una minaccia già l’attivazione fisiologica relativa al pericolo che scatena l’ansia. Si crea un circolo vizioso dato da interpretazioni errate e “paura della paura”, che aumentano le sensazioni negative e ingigantiscono il problema.
L’ansia continua ad essere presente a causa dell’estrema attenzione del soggetto ai segnali del proprio corpo, che vengono interpretati come catastrofici. Inoltre, il soggetto trascorre molto tempo a cercare di prevenire eventi negativi che gli provocano ansia, e cerca di evitare gli stimoli ritenuti pericolosi per evitare le reazioni ansiose. In questo modo, però, riduce la propria libertà.
Chi è soggetto ai disturbi d’ansia?
Tutti possono soffrire di ansia patologica, dai bambini agli adolescenti, agli adulti e agli anziani. In tutti questi casi, le relazioni sociali dei soggetti risentono di questi stati ansiosi, che influiscono, a volte pesantemente, sul lavoro, la scuola e la qualità della vita in generale.
Quali sintomi?
Ci possono essere sia sintomi fisici che psicologici. L’ansia si può esprimere anche con stati di tensione motoria e muscolare: sono dolori che non hanno origini organiche, e che quindi vengono ricondotti allo stato ansioso.
I sintomi psicologici, se protratti, possono anche riverberarsi sul corpo. Pensieri ossessivi, stress e agitazione, timore di perdere il controllo, evitamento di certe situazioni temute, senso di pericolo imminente, difficoltà a svolgere le attività quotidiane, disturbi di memoria e concentrazione, possono diventare sintomi fisici.
I sintomi fisici possono essere palpitazioni, sensazione di respiro corto e nodo alla gola, dolore al petto, formicolio, nausea, vertigini, sudorazione, tremore, insonnia, risvegli frequenti, fino ad arrivare a derealizzazione e depersonalizzazione.
Diversi tipi di ansia
Esistono diversi tipi di ansia, vediamoli insieme.
Ansia anticipatoria: scatenata da un segno reale o immaginario, che l’individuo associa al pericolo.
Ansia generalizzata: è una sensazione di agitazione e tensione non associata a stimoli particolari. Si ha preoccupazione costante, eccessiva e incontrollata, sproporzionata rispetto alla realtà dei fatti, e non rivolta ad uno specifico oggetto o situazione. Si protrae nel tempo.
Attacco di panico: attacco di forte ansia, ma che dura pochi secondi o minuti, in cui si prova un grande senso di pericolo. Porta ad una grande attivazione fisica, con sintomi importanti che spesso vengono confusi con attacchi di cuore dai soggetti stessi: bisogno di aria, palpitazioni, vertigini, dolori al petto.
Ansia da separazione: eccessiva ansia o paura relativa alla separazione dalle figure di riferimento del bambino. Si tratta di una fase fisiologica dello sviluppo del bambino, che compare verso gli 8-9 mesi e si attenua dopo i 2 anni circa, per scomparire verso i 9-10 anni.
Ansia sociale: ansia o paura per situazioni “sociali” in cui ci si sente esposti al giudizio altrui (scuola, luogo di lavoro, ecc…).
Fobie: paura o ansia relativa a determinati oggetti o situazioni. Le più comuni riguardano alcuni animali o insetti, i temporali, i suoni forti, i luoghi alti o chiusi, visite mediche, sangue o ferite.
L’ansia è anche presente come sintomo in diverse altre patologie, come la depressione, i disturbi del comportamento alimentare, l’abuso di sostanze, la psicosi, i disturbi sessuali, il disturbo post traumatico da stress. È difficile trovare un disturbo in cui non si manifestino sintomi ansiosi durante il suo decorso.
Superare l’ansia
Esistono delle tecniche utili per tenere a bada l’ansia, soprattutto se lieve, ma il primo passo verso lo stare meglio è essere consapevoli della propria difficoltà, riconoscerla.
La diagnosi di ansia si può fare solo escludendo l’effetto di sostanze o farmaci o altre condizioni mediche.
Una volta che sia stato appurato il disturbo d’ansia, il soggetto può intraprendere un percorso psicologico (di diverso tipo) per iniziare a stare meglio; a volte è utile affiancare anche un trattamento farmacologico. Le tecniche di rilassamento e la meditazione possono essere un valido aiuto nella terapia dell’ansia.
La cosa fondamentale, quando si sospetta un disturbo d’ansia, è chiedere aiuto, senza vergognarsene, perché è l’unico modo per uscire dalla situazione di disagio che si sta vivendo, ed è un segno di grande forza.
I disturbi d’ansia sono sempre più comuni nella popolazione, purtroppo, ma si può tornare a sorridere e a sentirsi meglio, con il giusto aiuto.
Foto di Elisa da Pixabay

Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!