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LA COMUNICAZIONE COL BAMBINO DOPO I PRIMI MESI

Dopo i primi mesi, la famiglia è pronta ad evolvere un pochino, seguendo la crescita del bambino. Non si tratta più di un neonato, ma di un lattante, che anche se non sa parlare, sa esprimersi sempre meglio con sorrisi, gridolini, pianti ed espressioni del viso.

A 6 mesi una mamma capisce benissimo il proprio piccolo, conosce i suoi gusti, le sue preferenze, le sue abitudini, e sa interpretare i suoi messaggi “in codice”. Il papà inizia a giocare col piccolo in modo diverso quando quest’ultimo inizia a stare seduto, e poi a gattonare e a camminare. La conoscenza e la comunicazione si evolvono passo passo con la crescita del piccolo uomo.

IL MOVIMENTO

Per il bambino diventa fondamentale poter esplorare il mondo circostante, prima strisciando, poi gattonando, poi camminando. Quando sta seduto, può iniziare a manipolare più a lungo oggetti di uso comune, giocattoli e libri di stoffa. Ci osserva da un’altra posizione, impara l’equilibrio, e anche passeggiando fuori può osservare il mondo in modo diverso.

Ci studia molto, guarda quello che facciamo, ci segue con lo sguardo quando ci allontaniamo da lui, impara il nostro linguaggio, ci imita sempre di più.

Per spostarsi ha ancora bisogno di noi, ma piano piano, dopo i 6 mesi, può essere che inizi a spostarsi gattonando o in altri modi a lui comodi. Questa rappresenta una rivoluzione importantissima per il nostro bambino: può iniziare a raggiungere luoghi e oggetti senza il nostro aiuto, ma soltanto con le sue forze.

Questo cambiamento è fondamentale per lui, e segna un importantissimo passaggio che spesso è sottolineato, in questo periodo, da disturbi del sonno. La novità è troppo esaltante per poter passare troppo tempo a dormire! Il bambino si allontana da noi, prima molto lentamente che quasi non ce ne accorgiamo, e a volte distraendoci ci chiediamo come abbia fatto ad arrivare fino a quel punto… Poi diventa veloce, adotta una tecnica che è pronto ad evolvere all’improvviso… e si sposta per esplorare e per raggiungere oggetti interessanti, o per seguire persone o animali di casa.

Un nuovo traguardo

Verso gli 8 mesi alcuni bambini si alzano già in piedi da soli, aggrappandosi a mobili e persone. È un primo accenno di quello che poi diventerà il camminare. Ci vorranno settimane, mesi, e molte, moltissime prove. Tante cadute, alcuni spaventi, e molta sperimentazione.

Dapprima imparerà a spostarsi attaccandosi ai mobili, poi proverà a staccarsi e a stare fermo in piedi… ad ogni incertezza sarà facile buttarsi a sedere, e poi riprovare. E verrà il giorno in cui dallo stare fermi in piedi si muoverà un passo, e poi un altro… e in men che non si dica ci ritroveremo un piccolino che trotterella per casa. Anche in questa fase ci possono essere regressioni del sonno, l’eccitazione per il nuovo traguardo raggiunto sarà alta… il bambino proverà a raggiungere tutto quello che può, e arriveranno i primi NO. La comunicazione farà un salto di livello, cambierà, perché spesso sarà necessario allontanare il piccolo da luoghi pericolosi, sarà necessario sorvegliarlo a vista, e inizieranno giochi di sguardi della serie “Posso? Oso?” che andranno avanti per mesi e a volte anni… finché non subentrerà il linguaggio vero e proprio.

IL LINGUAGGIO

Trai 6 e gli 8 mesi compare la lallazione, cioè la ripetizione di sillabe composte dalla stessa consonante (per esempio ba-ba-ba, ma-ma-ma). La produzione della lallazione non è uguale per tutti i bambini, tuttavia si tratta di un importante indicatore per lo sviluppo linguistico successivo.

Tra gli 8 e i 10 mesi la lallazione diventa variata. Il bambino impara cioè a ripetere sillabe con consonanti diverse (ba-ma-la).

Questa fase dello sviluppo del linguaggio è molto importante. Si è osservato che i bambini che presentano una lallazione più ricca di suoni, sviluppano un lessico più ampio.

Il bambino inizia ad utilizzare il gesto dell’indicazione in modo intenzionale per mostrare o richiedere. Compaiono anche le prime routines gestuali (gesti sociali come Fare ciao, Mandare un bacio).

Intorno agli 8-10 mesi il bambino è in grado di comprendere singole parole.

A 12 mesi

Il bambino anticipa le prime parole con il gesto rappresentativo. È un gesto che rappresenta simbolicamente un oggetto o un’azione (Gesto della nanna, del bere).

È nel primo anno di vita che compaiono anche le prime parole (da 0 a 10 parole). Si tratta di parole legate a persone e oggetti familiari o ad attività rituali. Sono articolate prevalentemente con suoni nasali (/m,n/) e suoni occlusivi (/p,b,t,d/), per esempio mamma, pappa, papà, nanna…

L’adulto, prima considerato solo un agente (cioè un mezzo per ottenere ciò che desidera), inizia ad essere visto dal bambino come un soggetto con cui comunicare.

Il bambino inizia a comprendere brevi frasi e ordini semplici.

Tra i 12 e i 18 mesi

Si assiste ad un graduale ampliamento del vocabolario, fino al raggiungimento della soglia delle 50 parole intorno ai 18 mesi.

Da questo momento ha inizio una fase che viene definita esplosione del vocabolario. Il bambino diventa consapevole che ad ogni parola corrisponde un oggetto e che attraverso il linguaggio può agire sul mondo che lo circonda.

Per questo motivo a partire dai 18 mesi l’acquisizione di nuove parole diventa molto più veloce. È questa la fase in cui il bambino si interessa ai nomi delle cose e comincia ad utilizzarli.

A questa età il bambino non è ancora in grado di usare frasi, ma produce piuttosto parole-frase, cioè parole singole che contengono il significato di un’intera frase.

A 2 anni circa conoscono 150/200 parole, e iniziano a combinare due parole per formare frasi.

IL GIOCO

Nella seconda parte del primo anno, il gioco diventa più interattivo. Il bambino richiede la partecipazione del genitore, prima per forza di cose (il genitore mostra i giochini, li avvicina al piccolo, li tiene in mano per lui, ecc…) e poi perché il gioco è relazione.

La condivisione del gioco è importante ma capita che il bambino stia anche per conto proprio a giocare, fin da piccolo. Manipola ed esplora gli oggetti, li “assaggia”, cerca di studiarli e di carpirne ogni segreto.

Non sono interessanti solo i giocattoli ma anche, e soprattutto, gli oggetti di uso comune e della vita quotidiana, che vede spesso maneggiare dagli adulti. È facile costruire oggetti divertenti per i bimbi, come ad esempio della pasta infilata in una bottiglietta di plastica vuota diventa un ottimo sonaglino. I bambini sono piccoli scienziati, interessati ad ogni sorta di oggetto. Man mano che crescono si affinano le capacità esplorative e comunicative, e il gioco si evolve con loro.

Quindi possiamo dire che esplorazione degli oggetti e del mondo circostante (dapprima un tappeto, poi una stanza, poi la casa e l’ambiente esterno) sono lo scopo dei giochi dei piccoli. Il tutto legato alla relazione con l’adulto che mostra, insegna, protegge, guida e limita.

In questa fase diventa ancora più fondamentale la presenza del papà: man mano che cresce, il piccolo ricerca sempre di più la figura paterna, perché il papà viene individuato come colui che permette l’esplorazione del mondo esterno, e viene dunque ricercato dal bambino per questa importantissima attività.


Foto di 2081671 da Pixabay
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