Il dolore nel parto

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l dolore fisiologico del parto varia da donna a donna e di parto in parto, tuttavia il dolore del parto è mediamente indicato come più intenso nella nostra epoca e alle nostre latitudini, forse perché la medicalizzazione del parto non facilita la comprensione dei suoi meccanismi. Anzi, la routine ospedaliera tende a far sentire “malate” le partorienti, innalzando così una serie di barriere psicologiche che, di fatto, amplificano il dolore.
Il dolore fisiologico solitamente non è un dolore insopportabile, come si vorrebbe a volte far credere. Non lo è fintanto che si rispetta il corpo della donna in travaglio e i suoi ritmi, e fintanto che il dolore non è reso intollerabile mediante l’uso di procedure per accelerare il parto o che contrastano la fisiologia del parto (come ossitocina sintetica, manovra di Kristeller, immobilità forzata, episiotomia, forcipe, ventosa, separazione immediata dal neonato).
Il dolore fisiologico (ossia senza interventi chimici o meccanici) è un dolore a intermittenza, prevede delle pause che permettono alla mamma di ricaricarsi e di sentire il potere delle endorfine che fanno gestire meglio il dolore. Queste pause saranno presenti, anche se sempre più brevi, fino al momento della nascita.

Partorire è doloroso, oltre al dolore delle doglie, perché separarsi dai figli è doloroso. Il dolore della separazione ha molto peso nel parto. Viviamo 9 mesi in simbiosi con il nostro bambino e all’improvviso ce ne dobbiamo separare. Questo non lo si sente dire molto spesso ma è una componente importante del dolore del parto. È una variabile fondamentale, come lo è il dolore fisiologico delle contrazioni uterine. La percezione del dolore nel parto è quindi amplificata dalla portata simbolica e psicologica dell’evento, e anche dall’ansia e dalla paura naturalmente legate al parto come rito di passaggio, in cui vita e morte si incontrano e si confrontano.

L’esperienza del parto non è paragonabile ad altre esperienze: non esiste altro processo fisiologico altrettanto importante e che modifica in modo così forte la persona. In poche ore la donna si trasforma radicalmente e diventa madre, pronta a dedicarsi interamente e altruisticamente alla nuova creatura, che è completamente dipendente da lei. Perciò, per una madre in travaglio, cercare di superare questa prova ha un significato profondo: sa che presto sarà ricompensata perché avrà tra le braccia il proprio cucciolo e non sentirà più alcun dolore, bensì soltanto una grande gioia. Sapere che il dolore protegge anche il piccolo con gli ormoni che lo aiutano ad affrontare la difficile discesa nel canale, contribuisce a elevare la propria soglia del dolore.
Inoltre, spesso, il dolore costringe la mamma a cambiare posizione, e a volte sono proprio questi continui movimenti a facilitare la discesa del bambino, anche quando non si trova in posizione ottimale. Il dolore delle contrazioni è anche uno stratagemma della Natura per aiutare il processo del parto.

Rispetto a ogni altro tipo di dolore, quello provato nel parto ha due caratteristiche che lo rendono unico:

  • È alternato a scariche di endorfine (ormoni del piacere) che regalano pause riposanti tra una contrazione e l’altra (a volte la donna in travaglio arriva al punto di addormentarsi).
  • È associato ad un evento positivo, la nascita del figlio, e non ad un evento patologico.

Non appena il bambino esce, il dolore cessa immediatamente ed è rimosso dalla memoria; resta invece il ricordo positivo dell’evento: un meccanismo che è vero per quasi tutte le donne, e fin qui ha permesso la continuazione della specie.
In vari sensi, sia fisico che psicologico, il dolore del parto a volte può essere associato al piacere del parto. Alcune donne che hanno vissuto un parto fisiologico nell’intimità riferiscono di stati di estasi o di sensazioni di tipo orgasmico. Altre donne possono testimoniare della piacevole sensazione fisica di “potenza” e “liberazione” nella fase attiva delle spinte. Ogni donna che ha vissuto positivamente l’esperienza del parto, ne trae un beneficio psicologico perché aumenta la propria autostima, assai preziosa nelle prime fasi dell’accudimento del neonato.
In definitiva il dolore è utile perché svolge funzioni essenziali nel travaglio fisiologico: stimola il cervello a rilasciare gli ormoni indispensabili allo svolgimento regolare e armonioso del travaglio e ad attivare l’istinto di autoconservazione e l’istinto materno; sollecita il movimento fisico con conseguente protezione dei tessuti e delle ossa del bacino; permette di sperimentare il massimo potenziale delle proprie forze; stimola l’energia sessuale; prepara ad accogliere il bambino e a instaurare una buona relazione.

Tutto ciò che abbiamo scritto finora ci porta a riflettere sull’utilità del dolore durante il parto. Se ci sono tutti questi aspetti da considerare, forse varrebbe la pena di spendere maggiori energie e risorse economiche nel fornire queste informazioni alle donne che si preparano a diventare madri, piuttosto che puntare sull’analgesia epidurale e farmacologica in generale. In modo da rendere le donne libere di affrontare il dolore del parto nel modo migliore, per loro stesse e per i loro bambini.

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Dott.ssa Lucia Trabbia

Psicologa clinica e perinatale