Da uomo a padre

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Quando si parla di gravidanza e di neonati, immancabilmente si pensa alla donna, che diventa madre dopo una trasformazione sia fisica che soprattutto psicologica… ma il papà dove lo mettiamo?

Come la donna, anche l’uomo che diventa papà va incontro ad una definitiva trasformazione della propria identità, e mentre vede nascere il proprio bambino, vede nascere anche un nuovo “se stesso”. Ciò comporta la necessità di ricostruire un’immagine mentale di sé modellata su nuovi ruoli e funzioni.

Come vengono vissuti, dal nuovo papà, tutti questi cambiamenti ormonali ed esterni quando nasce il primo bambino? Da uomo/marito/compagno diventa padre, e come accade per la donna, anche lui acquista nuovi diritti e nuovi doveri. Adesso c’è un neonato che dipende in tutto e per tutto da lui e dalla madre, che senza di loro non sopravviverebbe, e questa responsabilità può essere fonte di preoccupazione e spaventare.

Mentre la madre è tutta presa, anche a livello fisico, dalle trasformazioni del parto e del post parto, il papà lavora più “di testa”: può sentirsi disorientato, stranito, oppure anche a proprio agio fin da subito. I vissuti di figlio si rifanno vivi, ogni padre che diventa tale rivive il suo essere bambino, e il rapporto con i propri genitori: si può sentire il desiderio di essere un padre diverso da quello che si ha avuto, o si può desiderare di assomigliare al proprio padre. Spesso questi desideri sono nascosti alla coscienza, ma lavorano molto bene nella direzione che si vuole prendere.

Per alcuni uomini, diventare padre è una conquista a lungo sognata, un obiettivo della vita, mentre per altri è un evento che si cerca di rimandare il più possibile, spesso evitato, non sempre voluto. Diventare padri può spaventare perché si vive questo evento come un’interruzione nei propri progetti di vita: posizione e stabilità professionale, tempo libero. Spesso per i padri non è facile parlare con qualcuno dei cambiamenti e delle trasformazioni che la paternità porta con sé.

Vedendo il grande legame tra la propria compagna e il neonato, o già anche a partire dalla gravidanza, quando la donna si richiude un po’ in se stessa, il neo papà può sentirsi escluso e solo, messo in disparte, geloso, ma è fondamentale che possa stare accanto a mamma e bambino, perché tutti e tre i membri di questa nuova famiglia ne hanno un grande bisogno.

Il neo papà ha anche dei compiti molto importanti che spesso vengono sottovalutati: i suoi compiti principali sono quelli di protezione e rassicurazione della compagna e del figlio.
Il papà dovrebbe fare da filtro tra la coppia madre-bambino e il mondo esterno, soprattutto nei primi giorni, quando mamma e bimbo hanno bisogno di tranquillità per conoscersi bene, per avviare l’allattamento, per riprendersi dalle fatiche del parto. Il papà può, ad esempio, limitare le visite che riceve la neomamma, dosandole a poco a poco in modo da non affaticare troppo la propria compagna e il piccolo.
Può poi occuparsi della casa, e della preparazione del cibo, tranquillizzando la neomamma che vede la casa non andare a rotoli. Il suo ruolo è anche molto importante perché quando la compagna ha bisogno di farsi una doccia o di dormire un po’, tra una poppata e l’altra, il neopapà può stare col piccolo e cullarlo, tenerlo con sé e conoscerlo a sua volta. Il bambino conosce già il proprio papà, ma ha bisogno di sentirlo vicino tutte le volte che non è con la mamma. Ritroverà così quella voce profonda che sentiva da dentro il pancione.

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Dott.ssa Lucia Trabbia

Psicologa clinica e perinatale