Il Cosleeping

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Come ci si organizza per la notte una volta che nasce un bambino e si diventa una famiglia? Lettino o lettone?
Il cosleeping è una possibilità, molto consigliata anche come prevenzione dalla SIDS, almeno per il primo anno di vita, e significa “dormire insieme”, cioè nella stessa stanza del bambino, ma non per forza condividendo il letto.
Se il bambino si trova molto vicino ai genitori, nello stesso letto o nella culla/lettino accanto ai genitori, in modo che senta la loro vicinanza, sembra che ci siano ulteriori benefici rispetto al cosleeping inteso come dormire nella stessa stanza e basta.
Vediamo quali:

  • il bambino dorme meglio: i bambini che dormono coi genitori dormono più serenamente, e piangono di meno rispetto ai bambini che dormono da soli; questi ultimi si svegliano piangendo ripetutamente durante la notte, e piangono per un numero di minuti 4 volte maggiore rispetto ai bambini che dormono coi genitori. Svegliarsi spaventati e piangere rilascia adrenalina, che aumenta il battito cardiaco e la pressione sanguigna, interferisce con il sonno ristoratore e porta a lungo termine ad ansia legata al sonno
  • i parametri vitali sono più stabili: gli studi mostrano che i bambini che dormono accanto ai genitori hanno temperature più stabili, ritmi cardiaci regolari, e meno lunghe pause nella respirazione, paragonati ai bambini che dormono da soli. Questo significa che i sonni dei bambini co-sleepers sono più sicuri
  • diminuiscono i rischi di SIDS: le percentuali di SIDS sono più basse (e anche inesistenti) nei paesi dove il dormire insieme è la norma. I bambini che dormono insieme ai genitori o accanto a loro hanno 4 volte meno probabilità di incorrere nella SIDS; i bambini che dormono coi genitori passano la maggior parte del tempo dormendo sulla schiena o sul fianco, cosa che diminuisce il rischio di morte in culla
  • salute emozionale a lungo termine: i bambini che dormono coi genitori crescono con una maggiore stima di sé e meno ansia, diventano indipendenti prima, si comportano meglio a scuola, sono più a loro agio nel mostrare le proprie emozioni e hanno meno problemi psichiatrici
  • più sicuro della culla: la Commissione per la sicurezza dei Consumatori in USA ha pubblicato dati che descrivevano gli incidenti infantili nel lettone. Questi dati mostrarono che le morti avvenute nella culla accadevano più di tre volte tanto rispetto agli incidenti che avvenivano nel letto dei genitori. Un altro recente studio conclude che la condivisione del letto NON aumenta il rischio di SIDS, a meno che la madre sia una fumatrice o che abusi di alcolici/droghe

Le obiezioni che solitamente vengono fatte a questa pratica sono molteplici, ma la principale è la difficoltà di rimanere in intimità col partner a causa della presenza del bambino in camera da letto, e in secondo luogo il pericolo di “abituare/viziare” il bambino che non se ne vorrà più andare dalla stanza dei genitori. Sono entrambe obiezioni che possono sembrare valide, ma in realtà non si tratta di veri pericoli. Per l’intimità col partner ci sono mille varianti possibili, non per forza esiste l’intimità soltanto in camera da letto, e a ben pensarci ci si può rendere facilmente conto che addormentare più facilmente un bambino, nel lettone, permette poi di avere più tempo per stare col partner (anche se in altra stanza). A parte gli aspetti pratici, se ci sono difficoltà a ritrovare l’intimità col partner dopo la nascita di un figlio, difficilmente la “colpa” è del bambino nel letto, ma di altri fattori che vale la pensa di esplorare magari insieme ad un consulente.

Per quanto riguarda il discorso dei “vizi”, che tanto piace ricordare a chi ruota intorno ai genitori, è bene dire che sono davvero pochi i bambini che accettano di buon grado di addormentarsi da soli in un letto senza alcun contatto col genitore, e di rimanerci molte ore. Questo ci fa capire che è contro la loro natura riuscire a dormire per una notte intera lontano dai genitori. Sarà un traguardo da raggiungere con calma e quando il bambino sarà pronto, non deve essere una forzatura per nessuno. Inoltre, il rispetto dei tempi dei bambini, senza forzare le tappe di sviluppo, ma accompagnandole dolcemente, è il modo migliore per favorire l’autonomia dei bambini. L’autonomia non si raggiunge forzatamente secondo i tempi decisi da altri, ma è una maturazione interna diversa per ogni individuo, che può essere solo “accompagnata”. Se si cerca di accelerare il processo, ci possono essere conseguenze anche a lungo termine.

La condivisione del letto è quindi una possibilità concreta, ma è sconsigliata nei seguenti casi:

  • si è fumatori (la mamma ma anche solo il papà)
  • si dorme sul divano o su una poltrona
  • si è bevuto alcolici
  • si è sotto l’effetto di droghe o medicinali che inducono un sonno più pesante
  • si ha una malattia o una condizione che toglie attenzione al bambino o abbassa il livello di coscienza
  • si è molto stanchi e si rischia di non sentire il bambino

Regole per condividere il letto in modo sicuro:

  • il materasso deve essere fermo e piatto
  • il bambino non deve avere la possibilità di cadere o rimanere incastrato tra il letto e il muro
  • la stanza non deve essere troppo calda
  • le coperte non devono coprire la testa del bambino
  • il bambino non deve essere lasciato solo sul letto
  • entrambi i genitori devono sapere che il bambino è nel letto
  • il bambino non deve stare in mezzo ai genitori
  • gli animali domestici non devono condividere il letto col bambino

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Dott.ssa Lucia Trabbia

Psicologa clinica e perinatale