Sensazioni ed emozioni nel pancione: i cambiamenti psicologici della gravidanza

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Siete in attesa e magari da fuori ancora non si nota alcun cambiamento… la pancia deve ancora crescere e nessuno si accorge ancora della vostra gravidanza, ma voi vi sentite già diverse. Proseguendo con la gravidanza, quei piccoli cambiamenti che sentivate avvenire in voi all’inizio del vostro viaggio, ora sono sbocciati.
Siete sensibili molto più di prima, sia alle cose belle che alle cose brutte, e spesso chi vi sta intorno non riesce a comprendere bene cosa sta succedendo. Vediamo insieme come spiegare questo fenomeno.

La donna incinta è “aperta” alle emozioni, sensibile, vulnerabile. Ritorna bambina anche se si prepara a diventare adulta, prendendosi la responsabilità di un altro essere umano. Si avvicina al suo centro e soprattutto durante gli ultimi periodi della gestazione rivolge tutta la sua attenzione e la sua energia al suo bambino, al suo centro. Il suo grembo rappresenta il fulcro del suo mondo. E il suo compagno è l’ambiente esterno che la sostiene e la protegge.

La grande sensibilità delle donne incinte ha un suo perché: gli ormoni le preparano in modo che quando avranno il loro bambino, lo capiranno al volo. È importante riuscire a mettersi nei panni dell’altro, del bambino di cui ci si deve occupare. Questa sensibilità dunque avvicina molto la futura mamma al suo bambino, la rende “quasi” come un bambino perché possa capirne e indovinarne i bisogni.
Questo non accade sempre e comunque fin da subito, è importante dirlo perché non tutte le mamme sono uguali e non tutte hanno la stessa storia alle spalle. I trascorsi individuali possono rendere questo processo più o meno facile. Tutto dipende da tantissimi fattori, ma a questo è dovuta la “regressione” della donna in gravidanza: la avvicina e la fa tornare alla propria vita infantile. L’ascolto e l’esempio che la donna ha ricevuto diventano il modello a cui ispirarsi nell’incontro con il suo piccolo.

Il periodo della gravidanza è un periodo di fusione passiva per madre e bambino, e anche di onnipotenza. Le donne possono sperimentare nuovamente quello stato di fusione provato quando loro stesse erano nell’utero materno, ritrovano la sensazione di non essere mai sole. I compagni hanno la funzione di terzo: sostegno, equilibrio e finestra sul mondo.
Gli elementi affettivi di base sono dunque “naturali”, sostenuti dagli ormoni, e condizionati da esigenze di sopravvivenza. Ma quali sono gli ormoni che ci accompagnano durante la gravidanza e fino al parto?

Gli ormoni

Ogni ormone ha una duplice azione locale/generale e un riflesso comportamentale. La produzione dei singoli ormoni ha ritmi (cicli) diversi influenzati dall’ambiente naturale e dal ritmo di vita/lavoro.

Gli estrogeni hanno la loro funzione prima dell’ovulazione. Come azione locale attivano i sogni e il sonno REM, così come la crescita dei tessuti ghiandolari, e aumentano i recettori per l’ossitocina (ormone dell’amore). Favoriscono l’aspetto femminile, proteggono cuore e ossa. Il riflesso sulla persona è che ammorbidiscono la donna, la aprono alle emozioni, alla regressione, si attiva l’energia femminile. I nemici sono la fretta e la non accoglienza.

Il progesterone ha un ruolo importante dopo l’ovulazione. È l’ormone dell’annidamento, delle radici, del rallentamento. Fa quindi rallentare i ritmi, diminuisce la contrattilità della muscolatura liscia. La persona rallenta le onde cerebrali, porta a maggior riposo, permette di porre attenzione alla comunicazione. Il nemico principale è la fretta.

La prolattina entra in gioco quando è avvenuto il concepimento, sostiene il corpo luteo e la produzione di progesterone, permette la crescita della placenta e del bambino. Ha un ruolo importante in allattamento. Regola le reazioni dello stress materno e femminile. È un ormone che promuove l’adattamento metabolico, ormonale, emozionale e comportamentale.

L’ossitocina favorisce le contrazioni uterine, l’eiezione del latte. Lavora sul sistema nervoso e sulla muscolatura liscia. È collegata al sistema limbico (emozioni), perché stimola la memoria arcaica ed emozionale. È il cuore pulsante della vitalità, dell’apertura, della protezione, della tenerezza. I suoi nemici sono la paura, la preoccupazione che portano a chiusura e rifiuto.

Altri ormoni importanti sono la vasopressina, che si lega agli estrogeni nel ciclo ovulatorio e aumenta la percezione istintiva, le endorfine che regolano l’apprendimento e lo sviluppo cerebrale del feto, e le catecolamine che attivano le contrazioni uterine in travaglio, attivano gli istinti e sono gli ormoni dell’imprinting.

Vediamo quindi nel dettaglio come ci sentiamo nei tre trimestri di gravidanza.

1° TRIMESTRE

Durante il primo periodo di gravidanza si ha l’impatto con la realtà della gravidanza, che può avere diverse sfaccettature. Il bambino inizia la relazione con i suoi ormoni, la donna può provare malessere ed una grande stanchezza, ci si chiude dentro se stesse. C’è conflittualità, tra Io e l’Altro, tra lo voglio e non lo voglio, tra la gioia e la preoccupazione per questo nuovo stato e quello che sarà. È un periodo in cui c’è caos dentro la donna, disordine, è un momento di cambiamento, si sente che nulla sarà più come prima, che è iniziato un cambiamento che non ci farà mai tornare come prima. Si possono provare sia eccitazione che depressione, ansia. Il progesterone trasforma la donna in una gestante sensibilissima, in modo che quando il bambino sarà nato, potrà capirlo al volo. Simbiosi fisica ma anche psichica.
Il crescere del piccolo dentro di noi ci chiede di far spazio dentro di noi, non solo fisicamente ma anche e soprattutto emotivamente. Questo implica anche l’essere passiva e ricettiva, cosa necessaria e che favorisce anche il cambiamento, mette le basi per il cambiamento successivo.
Le paure che si possono avere in questo periodo riguardano la possibilità di aborto e il benessere del bambino, e anche la scelta legata alla diagnosi prenatale.

2° TRIMESTRE

Durante questo periodo si prova armonia, si sente la simbiosi col bambino e se ne gode. Il legame col bambino è istintivo, simbiotico e attivo. Il corpo della donna perde i confini, si scioglie, si apre sempre più. La placenta sigla la fusione, l’integrazione. C’è una grande apertura emozionale, le donne sono molto sensibili, piangono e ridono senza apparente motivo, tutto è amplificato. La donna rallenta, si immerge sempre di più dentro di sé.
Le paure che si possono avere in questo periodo riguardano i cambiamenti corporei e il benessere del bambino (ecografia morfologica, movimenti del bambino).

3° TRIMESTRE

Lentamente si rompe la simbiosi, l’ossitocina presenta dei cicli che preparano alla separazione. Si ha irrequietezza, bisogno di creare un nido per l’arrivo del bambino. Si ha un’accelerazione dell’alternanza dei ritmi attivo e passivo. Spesso si ripresentano le paure iniziali, si sente una tensione crescente. Si inizia a percepire il bambino come un individuo a sé stante, con la propria personalità e individualità. Ci si sente piene, ci si prepara lentamente al distacco. La fatica delle ultime settimane è una strategia della Natura per far desiderare alle donne di avere il bambino fuori di sé, e di rompere la simbiosi. Si ha quindi una graduale inversione di tendenza, dal contenimento all’espulsione, alla separazione.
Le paure che si possono avere in questo periodo riguardano i cambiamenti del rapporto col partner, la paura del dolore del parto, l’allattamento e le cure neonatali, il timore della stanchezza. Si può temere di perdere il controllo e di morire.

E poi si arriva al parto… ma ne parleremo in un altro articolo!

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Dott.ssa Lucia Trabbia

Psicologa clinica e perinatale