Il sonno degli adulti e del bambino

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Il neonato, “funzionamento” e bisogni

Spesso sentiamo raccontare dalla gente che i neonati sono creature che devono imparare tutto, che hanno una mente vuota, oppure che sono “furbi” manipolatori che obbligano i genitori a fare ciò che vogliono loro. Queste due visioni sono molto diverse tra loro, ma entrambe poco vicine alla realtà. Il neonato è un essere in formazione, che ha una mente e ha delle competenze ben precise, fin dalla vita in utero. Vediamo come si comporta un neonato, e scopriamo perché non è né furbo né manipolatore.

Stati comportamentali

I nostri piccoli, appena nati, attraversano nell’arco della giornata 6 stati comportamentali, che può essere importante conoscere per comprendere a fondo i segnali che ci invia il nostro piccolo. Infatti, nei primi tempi è fondamentale che siate voi ad adattarvi al vostro bambino, e non viceversa. Se saprete decifrare bene i suoi segnali, sarà più facile individuare i momenti giusti per fare ogni cosa: mangiare, giocare, dormire.

Il primo stato è quello del sonno profondo: il bambino dorme immobile, col viso rilassato, gli occhi chiusi, il respiro lento e regolare; se anche c’è un rumore mediamente forte nella stanza, non si sveglia.

Il secondo stato è quello del sonno attivo: il bambino dorme ancora ma si può muovere, ha gli occhi chiusi ma al di sotto delle palpebre si vede che gli occhi si muovono (sonno R.E.M.); può fare delle smorfie o succhiare come se avesse il seno in bocca, può emettere dei versi e il suo respiro è irregolare; reagisce agli stimoli (rumori, movimenti).

Dal sonno attivo si passa al dormiveglia, in cui il bambino si muove lentamente, magari stirandosi o succhiandosi il pugnetto, ha gli occhi semi-aperti o aperti con sguardo sognante; il viso è espressivo, può fare smorfie o sbadigli, piagnucolare; ha il respiro irregolare e reagisce agli stimoli. Questa fase può essere il momento di transito verso un’altra fase di sonno attivo o verso il risveglio completo, cercate di capire che cosa vuole fare il vostro piccolo. Se si sveglia, si trova ora in fase di veglia tranquilla, in cui gli occhi sono aperti e attenti, alla ricerca di uno sguardo, fa movimenti finalizzati, ha il viso rilassato e può imitare le espressioni dei genitori. Emette dei suoni, reagisce agli stimoli e il respiro è regolare. Quando è molto piccolo, questa fase dura molto poco, ma va aumentando con la crescita del bambino.

Si passa poi alla veglia attiva: il piccolo si muove in modo scoordinato, può fare degli “scatti”, può avere il corpo e il viso contratti, può sussultare (le braccia vengono tese all’infuori e la schiena si inarca); gli occhi sono aperti ma “distratti”, il respiro è irregolare, il bambino è “agitato”. Subito dopo si arriva alla fase del pianto, in cui i movimenti sono scoordinati, l’espressione è contratta, il viso è pallido o rosso, gli occhi sono serrati o spalancati, il respiro è molto irregolare e ci possono essere apnee e singhiozzi; il bambino può piangere con o senza lacrime.

Il sonno

Il sonno ha una funzione neuroprotettiva, durante il sonno ci sono cambiamenti fisiologici. Le fasi del sonno sono la veglia, il sonno REM e il sonno non-REM, che diventa dominante dai 3-4 anni.

Le fasi del sonno adulto

Il sonno degli adulti prevede delle fasi tipiche, che si susseguono sempre allo stesso modo: prima fase, addormentamento, che dura circa 20 minuti, si passa dalla sonnolenza al sonno. Si cerca il silenzio, il buio, una posizione comoda, e verso la fine di questa fase ci si può facilmente svegliare per un rumore o simili.

Se non ci si sveglia, si arriva al primo stadio di sonno leggero, che è seguito da altri 4 stadi durante cui il sonno diventa via via più profondo, la respirazione sempre più regolare. Di questa fase non si ricorderà nulla, nemmeno se si ha parlato o camminato nel sonno. Svegliarsi in questa fase significa provare un forte malessere, perché il ciclo non è completo. Il sonno fin qui è durato circa un’ora e mezza, e ha riparato la fatica fisica.

Arriva un quinto stadio di sonno rapido (sonno REM): gli occhi si muovono sotto le palpebre, la persona appare agitata, la respirazione è irregolare, il battito cardiaco e la pressione aumentano. Sembra che la persona che è in questa fase si stia per svegliare ma in realtà è la fase di sonno più profondo (sonno paradossale). Questo sonno ripara la fatica psichica e dura circa 20 minuti. Alla fine di questo stadio, se ci si sveglia, si ricorda ciò che si ha sognato.

Dopo lo stadio REM c’è un breve passaggio intermedio che assomiglia alla prima fase di addormentamento, si può cambiare posizione, si sbadiglia, si va anche in bagno e poi si torna a letto addormentandosi facilmente. Riparte un nuovo stadio dall’addormentamento.

Questi stadi ovviamente si susseguono senza interruzioni, e si ha un buon sonno quando si completano almeno 3 o 4 cicli di sonno, con numero pari di ore (sei o otto).

Durante la gravidanza il sonno della mamma cambia: aumenta il tempo di sonno REM (arriva fino al 45% a fine gravidanza, che corrisponde al bisogno del feto).

Il sonno del neonato

Prima di nascere, il bambino ha molti cicli brevi, che non sono influenzati dall’alternanza giorno/notte, cosa che avverrà molto gradualmente dopo la nascita.

Già dal 6°-7° mese di gestazione in ogni ciclo ci sono due stadi, uno calmo (stadio del sonno quieto, in cui il respiro è regolare, gli occhi sono chiusi, non c’è attività motoria, ci possono essere sobbalzi, che poi diventerà sonno lento) e uno agitato (stadio del sonno attivo, in cui il respiro è irregolare, può aprire gli occhi, ci sono movimenti del corpo, e che diventerà sonno REM). Dopo la nascita, si modifica gradualmente l’orologio biologico.

Un ciclo di sonno dura all’incirca 60 minuti, e le due fasi sono della stessa durata, tra una e l’altra c’è un piccolo passaggio e spesso è visibile perché il neonato ha una specie di scossa. Le prime settimane il sonno REM è quindi il 50% del totale, a 2-3 anni si passa al 25% e dopo due anni si arriva al 20% come per gli adulti, ma diminuiscono le ore di sonno. Negli anziani si arriva al 14% di sonno REM.

Il fatto che i cicli di sonno siano più corti nel neonato e nel bimbo piccolo significa che aumentano, nella durata della notte, i periodi vulnerabili in cui il piccolo si può svegliare. E un’altra importante differenza è che i neonati quando si addormentano sono subito in fase di sonno REM, mentre gli adulti ci arrivano dopo altri stadi di sonno lento. I bambini fino almeno a 3-4 mesi non hanno infatti il sonno profondo, perché è un enorme rischio per loro. Devono essere sempre all’erta per poter chiamare la madre. Questo comporta che i piccoli, se svegliati da uno stimolo esterno in questa prima fase, faranno fatica a ritrovare lo stadio iniziale.

Le differenze individuali fanno sì che alcuni bimbi già a 3 mesi si addormentino passando attraverso fasi di sonno lento come gli adulti, ma per molti ci vuole più tempo.

Alla nascita i neonati dormono 16-17 ore al giorno, e nella prima settimana calano già un pochino. A 6 mesi sono 15 ore, a un anno circa 14. Intorno ai 2 anni dormono 13 ore, 12 ore a tre anni, per arrivare gradualmente alle 8 ore del giovane adulto. Naturalmente queste sono cifre indicative, ognuno è diverso e le variabili individuali influenzano queste cifre indicative, soprattutto sopo i 6 mesi d’età.

I neonati sono fisiologicamente programmati per avere il sonno spezzato, interrotto, per diversi motivi. Il motivo principale è che i nostri neonati non sanno di essere ormai nel ventunesimo secolo, dove non ci sono più predatori per noi esseri umani: sono programmati ancora come se fossimo nella preistoria, dove la lontananza dalla mamma significava morte o comunque grave pericolo, e non svegliarsi per tante ore aveva lo stesso significato.

Se la mamma si allontanava e “dimenticava” il bambino, c’era una grande probabilità che quel bambino venisse sbranato da qualche animale, se non avesse “protestato”, quindi i bambini che continuavano a dormire beati anche senza la mamma vicina non sarebbero sopravvissuti a lungo, e l’evoluzione ha preferito favorire altri comportamenti.

Il nostro bambino che piange e si sveglia se ci allontaniamo, o se lo appoggiamo nella culletta anche se sembra perfettamente addormentato, che protesta vivacemente alle separazioni, in realtà è il bambino che sarebbe sopravvissuto meglio ai tempi dei nostri avi: se, appena rimasto solo, si metteva a piangere, era salvo: la mamma non poteva lasciarlo da solo.

Ecco perché i neonati si svegliano spesso, controllano se siamo accanto a loro, e non durano molto nel letto da soli se noi ci alziamo, o peggio se chiediamo loro di dormire separati da noi per tutta la notte.

Inoltre, i nostri bambini allattati al seno richiedono spesso un piccolo rifornimento, in quanto il latte umano è tra i più digeribili (una poppata viene digerita in circa 40 minuti), e tra i meno proteici, quindi i nostri piccoli hanno bisogno di poppare molto spesso (le prime settimane, circa 10 volte nelle 24 ore), a differenza dei latti di altri mammiferi, iperproteici, che consentono alle madri di allattare anche solo una volta al giorno (come ad esempio i conigli). Quindi, i nostri bimbi hanno davvero bisogno di poppare spesso, sia di giorno che di notte, e succede proprio perché siamo fatti così. È la nostra fisiologia. E hanno bisogno di stare a stretto contatto con la mamma, per questo stesso motivo.

Nella società occidentale il dormire insieme ai genitori viene spesso considerato come un “vizio”, non come una necessità, ed è per questo che fin dai primi giorni di vita il neonato viene tenuto lontano dal letto dei genitori. Il bisogno di contatto dei piccoli non viene riconosciuto, e la vivacità con cui protestano quando non sono felici della separazione viene considerata “furbizia”. Semplicemente, si tratta di istinto di sopravvivenza. Ciò non vuol dire che è obbligatorio condividere il letto con il proprio bambino, ma che le necessità notturne del bambino sono altrettanto importanti di quelle diurne, quindi per la comodità di tutti è bene che il piccolo, almeno i primi mesi di vita, dorma nella stessa stanza dei genitori. Questo viene consigliato anche da chi si occupa di prevenzione della morte in culla (SIDS).

I bambini non imparano a dormire ma a stare svegli; è un processo di maturazione, a cui arriveranno quando saranno pronti.

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Dott.ssa Lucia Trabbia

Psicologa clinica e perinatale